Facciamo un gioco?

“Facciamo un gioco, da adesso in poi.”
“Che gioco vuoi fare?”
“Non ci diciamo più niente, non parliamo delle nostre emozioni, dei nostri pensieri, di quello che ci frulla in testa.”
“E come si fa? Non credo di esserne capace! Non dovrei più dirti come sto e cosa penso?”
“Esatto! Non ti chiedo di stare in silenzio, ti chiedo semplicemente di non usare le parole per farmi arrivare le tue emozioni, belle o brutte.”
“Beh, se non possiamo parlare di quello, di cosa si parla?”
“Di tutto il resto. Raccontiamo, scherziamo e chiacchieriamo come prima, solo vorrei che provassimo a non dirci altro.”
“Mi sembra assurdo! Vuoi spiegarmi perché non dovremmo parlare di altro? Qual è lo scopo del tuo gioco?”
“Lo so che ti sembra strano. Ma pensaci! Pensa se fossimo così bravi da capire solo dai gesti e dalle sensazioni quello che l’altro sta provando o pensando. Pensa se riuscissimo a diventare così sensibili da non aver bisogno di parole. Se riuscissimo ad ascoltare l’altro attraverso la percezione istintiva di un momento, di uno sguardo, di un gesto. Che poi è quello che facciamo costantemente senza rendercene conto. Le sensazioni sono molto più veloci di mille discorsi, eppure noi abbiamo bisogno delle parole di continuo, per confermare quello che in fondo già sappiamo, per mettere a tacere la nostra insicurezza, per capire con la testa quello che dentro di noi è già evidente.”
“Quindi tu non credi che le parole siano importanti?
“Certo! Sono spesso fondamentali. Non ti chiedo di farne a meno. Mi piacerebbe provare a sentirti prima di ascoltarti. Vorrei trasmetterti tutto quello che provo attraverso un abbraccio, un sorriso o un bacio. E vorrei sentirlo da te allo stesso modo. Tu credi che sia possibile sbagliare? Credi che ci si possa fraintendere? Io credo proprio di no. Non potrei mai provare amore per te e trasmetterti repulsione. E vale anche per le emozioni negative. Se mi hai dato fastidio o mi hai fatto male, non riuscirei a comportarmi in modo tale che tu capisca che sto bene con te. Le emozioni sono potenti, scorrono senza sosta, arrivano in pancia prima che in testa e non c’è modo di prendersi in giro.”
“Hai ragione. Ma credo che non sia sempre così facile ed evidente. A volte l’emozione non arriva perché è camuffata, a volte si finge che vada tutto bene oppure si è molto distratti.”
“Giusto. Niente finzioni, né distrazioni. E niente domande. Proviamo!”
“Va bene. Solo per un periodo. Io ho bisogno di parlarti.”
“Lo so. Solo per un periodo.”
“Mi sembra così complicato!”
“Hai mai pensato che potesse essere semplice?”
“…”

“Cosa desidera?”

Seduta ad un bar, di passaggio, in mezzo ad una camminata lenta fra i miei pensieri e i vicoli di Roma. Il barista si avvicina al mio tavolino e mi chiede: “Cosa desidera?”. Rispondo esattamente come rispondo a me stessa da giorni: “Non lo so, devo pensarci”. Il tipo mi lascia qualche minuto. Esatto, grazie. Va bene così. Lasciatemi pensare.
Mi rendo conto che ultimamente ho bisogno di pensare per qualsiasi cosa debba fare. Non riesco a decidere cosa mangiare, ho fame di niente. Non riesco a decidere cosa fare nel fine settimana, fra poltrire nel letto e girare l’Italia senza soste. Non riesco a decidere cosa indossare, vorrei un sacco di iuta e calze a rete.
Cosa desidero?
Non ho bisogno di te. Non ho bisogno di nessuno. E non perché voglia necessariamente stare da sola. Star bene da soli è un’evoluzione, non un traguardo. Dico che non è il bisogno che mi guida. Io desidero avvicinarmi a te perché ne ho voglia, desidero che tu faccia parte della mia vita perché mi fai stare bene, con me stessa con gli altri, mi fai sentire una persona migliore, più felice, più grata di vivere questa vita. E tu che mi senti, tu proprio tu, tu chiunque, fratello sorella, amico amica, uomo donna, sappi che mi sento legata a te perché per me sei speciale non perché ho bisogno che tu mi faccia sentire speciale. Non mi aspetto che tu mi faccia vedere quanto è bella la mia vita e mi spieghi quanto amore merito. Non ti chiedo di dimostrarmi nulla, solo di esserci e condividere con me tutto quello che avrai voglia di regalarmi.
Non renderti dipendente da me ed io non lo sarò da te. La dipendenza è una forma di schiavitù, che elimina la spontaneità, la spensieratezza, la sincerità. Invece, desidero viverti con naturalezza, trascorrere il mio tempo con te, parlare e ascoltarti ogni volta che ne abbiamo voglia. Semplicemente.
Probabilmente desidero troppo, e tutto insieme. Credo sia giunto il momento di porre un freno ai pensieri e farmi portare qualcosa. Il barista sta aspettando e non vorrei fargli fare la fine di Lino Banfi ordinando un caffè con utopia.

Vale la speranza

non ci sono più frasi da dirsi. esaurite come una fontana secca. un rubinetto chiuso.
c’è solo la conferma di vivere lo stesso dolore, ripartito e moltiplicato, per anni e secoli. passati e futuri.
siamo protagonisti di un film d’amore strappalacrime, senza lieto fine, uno di quelli in cui alla fine lei muore o lui parte per la guerra e non torna più, o semplicemente non c’è modo e motivo per andare avanti.
vorrei dirti di prendere in mano il tuo dolore. fa male, lo so. tremendamente male. un male che avevamo promesso a noi stessi di non provare mai più. invece ci siamo ricascati, due stupidi illusi fragili malati incoerenti.
ed ora non ha senso fuggire e fare finta che non sia successo niente, il dolore leva l’aria dai polmoni, ma dentro fa ancora più male, corrode e consuma tutto, tutto il resto. e non lascia scampo, non lascia speranza.
è proprio questo che cerco. la speranza. perché l’amore ti lascia sperare, ti accoglie nelle sue braccia calde e ti guarisce di tutto il male provato e di tutto quello che mai proverai. il vero amore non vale la pena di essere vissuto, perché l’amore non ha pena, non ha rimpianti, non ha rimorsi, non ha scuse. il vero amore vale la speranza. la speranza di potersi sentire migliori, più belli più vivi più sani e forti che mai. anche quando va via, ti deve lasciare il sorriso sghembo della certezza che un sentimento bellissimo e puro ti ha sfiorato l’anima e ti ha lasciato la sua ricchezza dentro a consolarti di tutto.
non ci sono limiti in nessuna cosa vogliamo fare. i limiti li costruiamo solo noi nella nostra testa. e un amore, un dolore non possono essere dei limiti.
voglio guardare in faccia questo dolore, questa rabbia, ed epurarli di tutto il male che mi hanno fatto, per potermi sentire una persona migliore e conservare la gioia di aver vissuto un amore profondo e unico, che mi ha fatto sognare, anche solo per un attimo, un futuro felice.

Vento

c’è vento, oggi. un vento freddo che non mi aspettavo. porta le sue nuvole da lontano, il cielo diventa lentamente grigio, il sole si va a nascondere là dietro.

cammino senza meta, non ho un ombrello e piccole gocce fredde mi bagnano i capelli e le scarpe. c’è stata una promessa di estate, di caldo e sole. sembra spazzata via da un tempo capriccioso, che non vuole decidersi a cambiare. è durata così poco che mi chiedo se ci sia stata davvero. promesse non mantenute, dovrei averci fatto il callo, invece ogni volta mi sorprendono. forse il trucco è non aspettarsi mai niente, tapparsi veloce le orecchie quando sta per arrivare una bugia travestita da verità. è come mettersi a fare il cambio di stagione all’arrivo del primo caldo. ti frega sempre. poi arriva una giornata così e ti convince che sei stato stupido a fidarti. ma ormai hai messo via i maglioni, non ti resta che coprirti come puoi e andare avanti.
scelgo una panchina qualunque, le aste di legno consumate e i piedi arrugginiti. mi chiedo da quanto tempo stia qui, quante persone ci si siano sedute, se potesse parlare. amori felici, baci e promesse eterne, addii disperati, indifferenza e sguardi bassi. mi siedo anch’io, non c’è nessuno. il marciapiede è bagnato e l’aria è tesa. gli uccelli hanno smesso di cantare. io aspetto. aspetto che si calmi il vento, aspetto che torni il sole.

Capita!

Non credo affatto che la vita sia quella cosa che CAPITA.

Sono pochissime le cose che capitano per caso. Un incidente improvviso, un evento naturale che ti travolge, qualche malattia. Perché anche in questo è da capire se ti sei messo nelle condizioni di renderti vulnerabile.
Non sono affatto fatalista. La vita, per lo meno nella nostra società, te la scegli. E se è una vita di merda, con chi te la vuoi prendere? Con il tuo capo, tua moglie, i soldi, il governo, il mondo, Dio? Se non sei felice soddisfatto orgoglioso di quello che sei e che hai costruito, di chi è la responsabilità?
Non ti scegli i parenti, eppure puoi scegliere con quali di loro avere a che fare. Non scegli dove nascere, puoi sempre scegliere dove morire. Puoi scegliere le amicizie e anche cambiarle nel tempo, ad una certa età scegli cosa fare da grande e puoi anche modificare la tua idea 100 volte, puoi scegliere se fare sacrifici per comprare l’auto dei tuoi sogni. Puoi anche scegliere a chi donare il tuo amore anche se ti spezza il cuore. In fondo, puoi anche scegliere di non starci male. Tutte le scelte hanno pro e contro, devi solo decidere da che parte stare. Siamo circondati di opportunità, le possibilità di cambiare le cose sono innumerevoli.
A volte faccio un gioco con me stessa: rivedo il mio passato e cerco di capire come un evento sia stato determinante per me e cosa mi abbia lasciato dentro, cerco di trovare un senso agli eventi della mia vita, qualunque esso sia, senza cercare le risposte negli altri. Questo mi aiuta a mettere ordine, a consolarmi o ad insegnarmi. Sono convinta che nella mia vita ci siano forse tre o quattro cose importanti che mi sono successe e su cui non ho avuto potere decisionale. Tutto il resto io l’ho voluto desiderato cercato e ottenuto. Se sono quella che sono lo devo a me, nel bene e nel male, non ho niente da recriminare e niente da rimpiangere.
Per cui, basta a chi si lamenta sempre, a chi si piange addosso, a chi aspetta sempre che siano gli altri a fare qualcosa per loro, a chi scarica le responsabilità fuori da sé e non si guarda dentro. Non li capisco, non li giustifico. La vita è una e alla fine dei miei giorni spero di potermi guardare indietro e sentire la soddisfazione di averla costruita esattamente come volevo.

Volare

Ho paura di volare. Non credevo che mi sarebbe mai potuto accadere. Ho vissuto anni interi nella consapevolezza che nulla mi avrebbe spaventato fermato o travolto. Poi, la vita cambia. A volte improvvisamente, a volte piano piano. Le persone cambiano molto meno delle situazioni, stupiscono molto meno della vita. Mi lascio sorprendere dalla vita mentre mi abituo ad avere a che fare con comportamenti e atteggiamenti di sempre. Che poi è anche rassicurante. In mezzo alla costante e rapida mutazione del mondo, del mio mondo, so che alcune persone sono sempre le stesse, conosco già le mosse come in una partita a scacchi già giocata, vinta o persa.

Finché non arriva qualcuno che stravolge tutto, che mi dimostra che niente è impossibile, che ha deciso di mettere alla prova la vita molto più di quanto la vita abbia messo alla prova lui. Qualcuno che mi vede annaspare e perdermi completamente nei miei labirinti e dice: non temere, ti trovo io. Così, semplice ed immenso. E la terra trema sotto i piedi, di gioia e di paura.

La sua è una richiesta silenziosa e granitica di spiccare il volo, si trasforma dentro di me nella roccia solida e compatta da cui lanciarsi nel vuoto, senza temere tonfi e perdite di quota improvvise. Non c’è insistenza nelle parole, non c’è tremore nella voce, non c’è ombra nello sguardo. Lo so, lo sappiamo. Non è facile, non sarà improvviso. Eppure sento dentro di me crescere il desiderio di mollare imbracature e paracaduti e lanciarmi nel vuoto.

Supermercato

Primo atto

Un lui e una lei.

Lui cerca, lei cerca. Si incontrano e si accorgono entrambi che stanno cercando, se non fosse che risulta subito evidente che stanno cercando cose diverse. Perché lui cerca solo sesso, lei cerca qualcosa in più. La solita vecchia storia.

Lei gli dice che non è interessata. Beh, non in assoluto! Chi di noi non è interessato al sesso? Magari non solo a quello. Si tratta solo di mettersi d’accordo. E stavolta l’accordo non si trova. Pazienza.

Passa qualche mese e lui si fa risentire. E questo è già un evento di per sé. Lui vuole rivederla. Lei cerca di ricordargli perché non abbia funzionato la prima volta e lui ammette di aver sbagliato e che vuole un’altra possibilità. Secondo evento memorabile. Lei accetta. Si vedono, cenano allegramente, continuano a sentirsi per cinque o sei giorni, finché lui una mattina le manda un messaggio scrivendo che non riesce a lasciarsi andare e che lei merita di meglio. Non risponde e non scrive altro.

Fine del primo atto.

Secondo atto

Un lui e una lei. Magari lo stesso lui o la stessa lei. O magari un altro lui e un’altra lei. Fa’ lo stesso.

Si conoscono da diversi mesi, decidono alla fine di uscire. Lui si presenta come un tipo a posto, uno di quelli che fa le cose fatte bene, con le idee chiare e la testa sulle spalle. Lei ha qualche problema a fidarsi e vuole capire chi ha di fronte. Si frequentano per un paio di settimane. Si divertono, chiacchierano e ridono per serate intere. E’ piacevole trascorrere del tempo insieme, nonostante qualche dubbio o qualche risposta lasciata in sospeso. C’è un capodanno di mezzo, l’idea di festeggiare insieme scivola via. La mattina del primo dell’anno lei riceve un messaggio nel quale lui dice che lei gli piace e si scusa perché non si sente di affrontare una relazione. Non risponde e non scrive altro.

Fine del secondo atto.

Terzo atto.

Un lui e una lei. Come prima, fate voi.

Si conoscono ad una festa. Feeling istantaneo. Complicità vicinanza risate. E’ tutto molto piacevole e spontaneo. Abitano in città diverse, hanno vite completamente diverse, quella di lui decisamente più incasinata. Entrambi con un passato più o meno ingombrante alle spalle. Entrambi consapevoli che sarebbe stato bello regalarsi bei momenti senza pensare troppo al futuro. Solo con la voglia di stare bene insieme. Telefonate messaggi pensieri a distanza, tutto bello e naturale, con la sola voglia di esserci. Una sera si salutano con baci e abbracci, dal giorno dopo lui si dissolve nel nulla. Scompare lasciando il dubbio che non ci sia mai stato. Non risponde e non scrive altro.

Fine del terzo atto.

Potrei continuare per ore, perché di storie come queste se ne sentono costantemente. L’unica cosa che mi rimane dopo averle ascoltate o vissute è la sensazione che si entri nella vita degli altri come se si entrasse in un supermercato. Ci si aggira fra gli scaffali cercando quello di cui si ha più bisogno in quel momento: invece che detersivi e salumi, cerchiamo in esposizione coccole attenzioni e sesso, cerchiamo momenti di svago, di leggerezza senza complicazioni, senza voler troppo scendere nei dettagli. Scegliamo le cose che ci piacciono, scartando velocemente quello che non ci interessa e se il prodotto ha smesso di incuriosirci usciamo dal supermercato, spesso senza neanche pagare il conto.

Il conto, molto spesso, lo paga chi ha subìto il furto. Ma cosa vuoi che importi? Noi siamo già lontani, in cerca di un altro negozio….

Voci precedenti più vecchie

arcanamea

“Noi non vediamo le cose come sono, noi le vediamo come siamo.” (Talmud)

la stanza dei pensieri

pensieri in disordine

Tatiana Martino

-illustrAutrice-

Lupetta above all

...i miei pensieri...

Ed Felson

Scusate, richiamo dopo.

Al di là del Buco

Verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

Lo Schiaffo

ti arriviamo diritti in faccia

Estro e Fornelli

La passione che passa attraverso il palato

Open-Eyed Dreamers

It's all about the Dreams...

Confessioni di una mente Cinica Isterica e Romantica

Non si è mai abbastanza pronte per uno stronzo

la prima notte d'estate

strade diritte e pensieri curvilinei

Sendreacristina

.....Artista a Verolanuova..... (tell : 3403738117 )

Tioly Shore

L'idea mi è nata mentre ero seduto sulla tazza. Quella che uso per fare colazione.

pensierifusi

Un posto dove scrivere

Cammello Blu

Le cose che non capisco

dodicirighe

...di più equivale a straparlare.

Shock Anafilattico

Gatti non foste a viver come bruti

filosofo79

io, me e l'Altro: dove il silenzio è talvolta rotto da Alberto Trentin

Seidicente

Possiedo sogni e ragione

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