Ssshh, silenzio!

Pensi troppo, giuro, davvero! Pensi troppo, sempre. Pensi a quello che è stato e quello che sarà, e come dovrà essere e come avrebbe potuto diventare.
E cosa ci guadagni? Credi davvero che sia più facile vivere così? Credi che sia la cosa migliore?
Lo so. Non riesci a non farlo. Vorresti che qualcuno ti desse la ricetta miracolosa per staccare la spina, per bloccare i percorsi mentali vecchi e nuovi. Beh, ti confido un segreto: non esiste nessuna ricetta.
Non fraintendermi. Voglio dire: un modo c’è, d’altronde c’è sempre, ma non è una ricetta facile facile da poter tirare fuori all’occorrenza, dosare un po’ di questo e un po’ di quello e il gioco è fatto! Dovresti imparare, con calma e costanza, a seguire di più le tue emozioni, a lasciare andare i sentimenti, a fidarti del tuo istinto. E’ il vecchio trucco di seguire la pancia e zittire la testa. Facile a dirsi, molto meno a farsi per chi come te è abituato da decenni a fare tutto il contrario.
Guarda il lato positivo: potrebbe essere entusiasmante provare una cosa nuova, come percorrere una strada mai fatta per andare a lavoro. E magari poi scopri che la nuova strada è più facile, meno trafficata e con un paesaggio migliore. D’altronde, è sempre stimolante cimentarsi in qualcosa per la prima volta. Potrebbe anche darsi che ci prendi gusto, chi lo sa! Se mai provi, mai lo saprai.
Stai in silenzio. Tanto sai bene come funziona la tua testa. Senti quando un pensiero arriva, sai benissimo cosa sei capace di costruire su quel singolo pensiero, interi film con prequel e sequel, personaggi e sceneggiatura inclusi.
Lascia fare!
Preparati una serie di scemenze su cui focalizzare l’attenzione per quando arriverà il prossimo pensiero (che tanto arriva, è solo questione di tempo!): la faccia di Homer Simpson, una copertina di Topolino, una scena di Friends… Cose così! Oppure, guarda, se vuoi ti dò anche alternative rilassanti: un tramonto sul mare, la tua gatta che fa le fusa, un camino scoppiettante… Tutto pur di evitare le prossime venti o trenta sceneggiature che hai in testa a disposizione!
Fai come me e renderai unica la tua vita, imparerai a non vivere di rimpianti, assaporerai ogni attimo a tua disposizione. Vivrai la tua follia!

A braccia aperte

Le tue parole mi fanno compagnia, la tua voce mi segue la sera quando sono sola, quando mi ritrovo con me stessa e faccio fatica a mettere a dormire un altro giorno. Ho bisogno di vederti. Di capire che sei reale, quanto me. O forse di più. Ho bisogno di guardare i tuoi occhi e leggere un’emozione, senza necessità di spiegare. Ho bisogno di odori sapori gesti. E sembra così banale adesso chiederteli, perché dovrebbe essere normale averli a portata di mano. Invece, normale non è, affatto. Hai anche tu la sensazione che sia speciale proprio perché non è normale? Pensi anche tu che, qualunque cosa accada, non sarà mai normale? No, non rispondere. Ho paura che tu sia d’accordo con me, così come ho paura ogni volta che le stesse parole escono veloci dalle nostre labbra.
Avvicinati a me senza fretta, ché la fretta mi spaventa. Prova ad avere pazienza, quando ti accorgerai che un passo verso di me mi spinge ad indietreggiare. E’ tutto così strano, per me. Non mi riconosco, non riconosco le mie reazioni. Come un computer guidato da un accesso remoto: io lo guardo e so che è mio, perché l’ho usato così tante volte, e all’improvviso fa cose che non capisco, cose che non credo di essere capace di fare. Prima o poi, l’accesso remoto spegnerà il collegamento e riprenderò confidenza con il mio sistema. E’ solo questione di tempo.
Per questo, non ti chiedo niente, se non di stare qui. Avvicinati a me con la tua vita, con i tuoi ricordi. Tu sai tutto di te. Sai cosa ti ha fatto diventare quello che sei, sai da dove vieni, conosci i tuoi percorsi mentali, le tue paure e i tuoi desideri. Io non so niente di te. Non ancora, forse mai. Non m’importa saperlo. Voglio capire chi sei adesso, voglio entrare nella tua vita da questo istante in poi. Apri le tue mani e guardale. So cosa vedi. Pezzi di ciò che è stato, le tue ferite, i tuoi gesti lontani, le strette di mano, le carezze, gli schiaffi. Guarda le tue mani e offrimi i tuoi giorni e lì, proprio lì fra quelle linee dove tu vedi il tuo passato, io vedo il mio futuro.

Mauro Cason

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