L’una e l’altra

L’UNA…

Piove. Cazzo. È mai possibile che ogni lunedì debba iniziare in tragedia? Apro gli occhi e sento il rumore della pioggia sugli scuri della finestra. Ecco. Oggi sarà un’altra giornata di merda. Traffico in tilt, ombrelli che si scrociano e ti sgocciolano addosso, i miei appuntamenti che saltano! Mi affaccio alla finestra: questo cielo cupo, grigio, non fa altro che intristire ancora di più i miei pensieri.

Ho sognato stanotte e ora non ricordo nulla. Cavolo, non riesco mai a fare mente locale sui sogni. Appena cerco di focalizzarli, spariscono, me li perdo subito. Una volta non era così. Sto invecchiando.

Questo lunedì, poi, è arrivato troppo in fretta. Il fine settimana è stato assolutamente inutile per recuperare sonno forza e voglia. Già non vedo l’ora che sia venerdì, per lasciarmi passare addosso quest’altra settimana d’inferno. Se penso a tutte le cose che devo fare in questi giorni, mi sento male.

So già che arriverò tardi a lavoro perché per strada ci sarà un delirio di macchine, quando piove escono fuori come lumache, fra l’altro lente come loro. Dovrò ascoltare sempre gli stessi discorsi tutto il giorno, dire sempre le stesse cose e far trascorrere questa giornata facendo meno danni possibile. Mi sa che mi converrà dire ai miei colleghi che non è giornata, così magari c’è qualche speranza che mi lascino perdere, senza rompere come al solito.

E quando la giornata sarà finita, devo pure fare la spesa e affrontare nuovamente caos e traffico e tornare a casa e cucinare e sistemare e mettere a tacere questo giorno iniziato storto. E domani si ricomincia. Diamine!

… L’ALTRA

Piove. Com’è diversa questa città lavata dalla pioggia. Se non altro, ha aspettato il lunedì per cadere giù, risparmiando il fine settimana. Apro gli occhi e sento il rumore della pioggia sugli scuri della finestra. Mi godo qualche altro minuto sotto le coperte calde. Chissà che giornata sarà oggi? Credo che mi convenga uscire di casa qualche minuto prima del solito. Mi affaccio alla finestra: il cielo è proprio grigio, mi ricorda di quando mia nonna mi insegnava i trucchi per prevedere se il tempo potesse migliorare.

Ho sognato stanotte e ora non ricordo nulla. Mi capita spesso di non ricordare i miei sogni. Forse da quando non riesco più a mantenere un collegamento stretto con la mia parte più profonda, presa da troppe cose. Una volta non ero così. Sto crescendo.

Questo lunedì è arrivato molto in fretta. Sarà perché il fine settimana è stato intenso e pieno di tutte quelle cose che durante la settimana non riesco a fare. Spero che venerdì prossimo arrivi con calma, un po’ perché sono tutti giorni della mia vita che non torneranno più e sarebbe bello pensare di renderli speciali e non dover sperare che passino in fretta, un po’ perché ho tante altre cose da fare e voglio sfruttare tutto il tempo a mia disposizione.

Ora, mi metto in moto ed esco velocemente, così evito di prendermela con tutti quelli che sono costretti, come me, a prendere la macchina. Poi mi dedico al mio lavoro cercando di dare una svolta ai discorsi, voglio inventarmi qualcosa di nuovo per non dover fare sempre le stesse cose.

E quando la giornata sarà finita, andrò a fare un po’ di spesa per cercare qualcosa di buono per la mia cena di stasera, per coccolarmi un po’ e chiudere la giornata come si deve. E domani si ricomincia. Ottimo!

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Forse

Lentamente. Entra lentamente nella mia vita, senza scossoni né gesti rapidi. Non ho bisogno di sentirti mio, non ho bisogno di sentirmi tua. Ho bisogno solo che tu sia qui, per un po’, per il tempo che vorremo. Magari fino a che la tua presenza mi sarà lieve, o la mia non ti sarà d’intralcio. Fino a quando tutto questo sarà divertente libero eccitante.

Fammi sentire la tua voce che mi porta indietro, che mi fa ridere. La tua leggerezza, le tue frasi essenziali, piene di imperativi e prese di posizione che forse un giorno perderai, di cui non mi curo perché non mi apparterranno. La tua vanità incosciente e appassionata che ti fa sentire padrone del mondo anche se il mondo non ti appartiene ancora. I tuoi modi discutibili, le tue idee così risolute e determinate. La tua mancanza di dolcezza, che stride con il mio bisogno e che non ho la pretesa di cambiare, perché ti rende quello che sei.

È questo quello che voglio. Vivere nell’illogicità di assaporare quello che mai avrei potuto desiderare, godermi attimi accanto a te che mai avrei pensato di poter sentire così vicini e intimi. Superare i miei limiti perché non ho niente da perdere, farmi scivolare addosso quello che non voglio e andare avanti facendo finta di niente. Lasciarmi andare fino ad un certo punto. Non mettermi in gioco.

Dammi la possibilità di non prendermi sul serio, l’euforia di vivere qualcosa senza dover pensare necessariamente alle conseguenze, la gioia di passare del tempo insieme per piacere e non per dovere. Esserci solo perché mi va di esserci. Non facciamo l’errore di voler ricucire il nostro passato con questo presente, scolleghiamo i nostri gesti e le nostre parole da quello che c’è stato prima. E non abbiamo la pretesa di guardare troppo in là, verso un futuro che non fa per noi. Continuiamo a far finta che non esistano date, appuntamenti e giorni da ricordare.

Lascia che mi conceda a te con la passione dei miei anni e il tumulto dei tuoi, lascia che possa sentire il tuo odore nelle pieghe del collo, il tuo sudore sulla schiena, per tutto il tempo necessario, senza preoccuparci dell’orario, del tempo, del freddo, della stanchezza di domani. Lascia che possa afferrare le tue mani e aggrapparmi a te per un istante un minuto un’ora, che quando finirà ci lascerà ancora tanto tempo per altre mani, in altri posti, in altri modi. Apri i tuoi occhi e mostrami il tuo desiderio. Spegni la luce e lasciami indovinare il tuo corpo, i tuoi gesti, i tuoi respiri. Fammi provare di nuovo emozioni forti, guardami mentre le dedico a te e prenditi la soddisfazione di capire che sono merito tuo.

Dormi accanto a me, senza pretese senza richieste. Così come vuoi. Domani avremo modo di ripetere tutto. Forse.

arcanamea

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