Cinque sensi. Più uno.

Guardami e lasciati guardare. Voglio osservare il colore dei tuoi occhi, le sfumature della tua pelle, la forma delle tue mani. Voglio guardarti senza parlare, scoprire i tuoi gesti, lasciarmi sorprendere dalle espressioni del tuo viso, farmi cullare dai tuoi passi mentre cammini verso di me, e poi seguirti da lontano mentre ti allontani e ti volti e mi cerchi per un ultimo sorriso. Fammi scaldare dal tuo sorriso, inaspettato luminoso spensierato. Voglio riempire i miei occhi di te, per non scordare nulla, per essere sicura di riuscire a richiamare la tua immagine anche nel buio più profondo.

Gustami e lasciati gustare. Voglio sentire i tuoi stessi sapori, provare nuovi gusti insieme a te, assaporare il caffè dalle tue labbra, il vino dal tuo bicchiere. Voglio trovare un nome per  il tuo sapore, un nome che cambia con le stagioni, con gli umori, col passare del tempo. Fammi assaporare ogni angolo di te, il gusto delle tue labbra arrabbiate felici tristi dispettose. Voglio trovare su di te il sapore della cannella nera, dell’arancia amara, dello zucchero di canna. Voglio dividere con te pietanze sconosciute, scoprire nuovi modi di corteggiarsi e stupirsi.

Toccami e lasciati toccare. Voglio sentire il tuo calore, sfiorare la tua pelle, afferrare le tue mani. Adoro le tue mani, adoro farmi accarezzare abbracciare stringere. Voglio sentire i tuoi muscoli tesi, la tua barba incolta. Voglio stendere un braccio e sentirti al mio fianco, attraversare la strada mano nella mano, appoggiarmi alla tua spalla, sentire sotto le dita le tue vibrazioni, i tuoi movimenti rapidi, addormentarmi circondata da te.

Annusami e lasciati annusare. Voglio sentire sul tuo corpo i profumi che mi ricordano il mio passato e riviverlo nel presente attraverso di te. L’odore delle castagne arrosto nei vicoli del centro di Roma, l’odore dei primi fiori di primavera, l’odore della neve sui tetti, l’odore degli aerei in partenza verso altri continenti, l’odore di muschio verde, colla bianca, frutta fresca. E l’odore che più di tutti mi fa ogni volta innamorare di te, l’odore del sale asciugato sulla tua pelle dal sole di agosto.

Ascoltami e lasciati ascoltare. Voglio restare stesa per ore a parlare con te. Raccontami dei tuoi viaggi in giro per il mondo, fammi rivivere ogni tua emozione, e mi sembrerà di aver vissuto le stesse cose che hai vissuto tu. Parlami dei tuoi desideri nascosti, dei tuoi sogni proibiti, dei tuoi errori, dei tuoi successi, senza timori senza filtri, con la certezza che ascolterò ogni tua frase, capirò ogni tuo silenzio, accoglierò ogni cosa che vorrai condividere con me. Costruiamo una culla per le nostre parole, dove poter essere noi stessi, dove sentirci accolti e protetti, dove trovare riparo da ogni ipocrisia e mezza verità.

Guardami gustami toccami annusami ascoltami.

E con il senso più nascosto che ti lega alla tua anima vivimi e sentimi nel profondo. Concedi all’istinto, alle sensazioni, alle emozioni di mostrarti la strada. E partiamo insieme.

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5 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. amoremio
    Apr 12, 2014 @ 11:33:45

    Adoro questo vestito, la sua scollatura che mi avvolge i seni nudi. Queste scarpe poi, con le loro stringhe, il tacco altissimo, a stiletto, l’aspetto velatamente sadomaso. E la stola, rubata a mia nonna, donna di una classe sopraffina,di pizzo nero, che mente offrendosi di coprirmi. I capelli sono raccolti, a scoprire il collo, le labbra sono perfette per natura, ma con il rossetto rosso diventano peccato. Il profumo… il mio profumo… da sempre maschile… fa girare ls testa perfino a me…
    Sono pronta, il nodo allo stomaco, gli occhi fremono, immaginando, la salivazione aumenta pregustando…
    Suono il campanello e mi tremano le mani, trattengo il respiro e chiudo gli occhi x un attimo… troppo tardi, non li aprirò più.
    La porta si apre, sento una voce sussurata “tieni gli occhi chiusi! Sei la cosa più bella ed eccitante che abbia mai visto! Non dire niente… e inizia a godere dei tuoi sensi… ma uno alla volta…”
    Chiude la porta alle sue spalle… mi benda con un foulard, e mentre lo fa mi bacia il collo e ansima sentendo il mio profumo. Poi mi afferra i polsi, li porta dietro la mia schiena e li lega insieme. Mi fa accomodare su ina sedia, si avvicina al mio orecchio e mi sussurra “stasera mangerai dalle mie labbra e berrai dalla mia bocca, io ti nutro, io ti disseto. Io potrò guardarti, toccarti , leccarti, baciarti, e io deciderò quando e se potrai godere.”
    Sono giá bagnata, sento il cuore pulsare in gola, nelle orecchie.
    Di sottofondo sempre lei, la nostra signora, Madonna, compagna instancabile dei nostri incontri, musa ispiratrice di giochi e racconti sussurati di notte al buio, dopo aver fatto l’amore per ore, quando pensi di addormentarti, e invece le mie parole ti eccitano, e decidi di prenderti ancora me tra le labbra, e permettermi di venire ancora nella tua bocca o tra le tue mani.
    Sento che si avvicina, l’odore del cibo, il suo profumo, le sue vibrazioni, capaci di farmi indurire i capezzoli anche quando siamo in mezzo a decine di persone.
    Sento il suo respiro vicino, sempre di più. Il suo viso è sul mio, i nasi si sfiorano, le labbra si avvicinano, apro le mie sento entrare dentro un sapore dolce, aspro, vellutato e balsamico. Mastico. È delizioso. Mi chiede “cosa stai mangiando?”, “fragole, valeriana, scaglie di parmigiano, pepe e aceto balsamico”, “sei perfetta, come sempre la tua bocca non sbaglia”.
    Le pietanze si susseguono, la mia eccitazione sale, le sue mani ogni volta mi scoprono le gambe, mi tolgono la stola, mi sciolgono i capelli, mi sfilano gli slip. Ad ogni boccone sono sempre più nuda e bagnata. Non vedo nulla.
    Sento il suo respiro eccitato, so che mi vuole. Vorrei toccare, stringere, ma non posso, un foulard me lo impedisce, e questo mi eccita.
    Non resiste lo sento, mi afferra i fianchi, sta per possedermi lo so, li stringe, sento il suo respiro sul collo, mi piega il collo all’indietro, me lo afferra, lo strige, e mentre io non ho più fiato si avvicina al mio orecchio e sussura “ti amo amoremio”….
    Il respiro si spezza, lo stomsco si annoda, fiumi di miele scorrono dal mio sesso. È la prima volta che mi dice “ti amo, ma io non mi soffermo su queste due parole, ma sull’ultima, che da lei pronunciata diventa unica, singola, perchè pronunciata veloce… “amoremio”, non mi ricapiterá più di sentira da altri, lei era la sola a saperla far vibrare, a scriverci dentro tutto il nostro universo.
    Le chiedo di togliermi la benda, la supplico, tentenna, poi avvicina le mani alla mia nuca, scioglie il nodo, il folulard mi cade in grembo. Apro gli occhi piano, la stanza è completamente buia, solo una flebile luce le illumina dei punti luminosi sul viso, sono lacrime, il mio amore piange.il mio amore è in ginocchio davanti a me.
    Mi prende in braccio, ho i polsi ancora legati, portandomi in camera da letto.
    “Ora tocca a me mangiare”. Sento le sue labbra morbire su ogni centimetro di me, si sofferma nell’interno coscia, sull’inguine, sul pube. Soffia, le parla sussurrando, poi si allontana, poi ritorna, infine la bacia, e sorridendo le rispone “certo che amo anche te”.

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  2. Claudia
    Apr 12, 2014 @ 12:07:30

    Ho pianto. Ho pianto x te e ho pianto per me. La stessa scena, quasi identica, una settimana fa. Possiamo capire a vicenda quello che costa amare se stessi così tanto da rinunciare a qualcosa che ci ha amato in questo modo. Ma non ha saputo andare oltre.

    Non so se mi riprendo dall’emozione dolorosa e nostalgica che mi ha provocato leggere quello che hai scritto.

    Chi ci aiuterà?

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    Rispondi

  3. Claudia
    Apr 12, 2014 @ 12:09:54

    A Dani

    Perché è così difficile partire insieme?
    Lasciare, rischiare, sperare?

    Perché così raro il coraggio?

    Perché così perversamente caparbio il continuare a cercare e sperare?

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    Rispondi

    • dani
      Apr 12, 2014 @ 13:08:52

      Essere caparbi vuol dire non rassegnarsi, non accontentarsi. E continueremo a farlo, nonostante le cadute, perché non è vero che chi si accontenta gode. Ho goduto molto di più negli attimi di follia che in anni di razionalità. Lasciare rischiare sperare fa paura. Continuare a cercare dà speranza.

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