Sorprese.

Qualcuno le ha detto che a volte può essere divertente fare una sorpresa, presentarsi a casa di un amico senza avvertire, andare a trovare i propri genitori improvvisando. Beh, a dire il vero, a lei non sono mai piaciute le sorprese, né farle né riceverle. Si può incappare in un momento poco opportuno, sbagliare tempi e modi, beccare la giornata storta. Stasera è diverso. Ha bisogno di farlo perché sente la necessità di sbloccare la situazione. Ci ha pensato così tanto che non riuscirebbe ad uscirne in nessun altro modo. Una telefonata adesso le sembra fuori luogo, dover essere costretti a trovare cose da dire, riempire gli spazi vuoti, cercare parole per non cadere in quelle che si sono detti già decine di volte. E un messaggio può essere così formale inespressivo asettico, non riuscirebbe mai a far passare le emozioni, i pensieri, i respiri.

Ha parcheggiato la macchina nello spiazzo davanti al suo palazzo, non le è mai piaciuto andare in quella casa, e gliel’ha detto diverse volte. Spegne il motore e aspetta. Le viene in mente che sta facendo una cosa assolutamente stupida, ha voglia di ingranare la retromarcia e correre via. Si accende una sigaretta, aspetta, nonostante tutto. Fa freddo, guarda l’orologio. Non ha idea di quando lui possa arrivare, potrebbe non arrivare affatto. Ha deciso che resterà lì solo mezz’ora, poi cercherà di mettere un punto a questa situazione di stallo. D’altronde, è sempre stata brava a fare tutto da sola, non capisce perché stavolta lo trovi così complicato. Forse perché non ha più voglia di fare tutto da sola.

Il tempo scorre lentissimo. Non ce la farà mai ad aspettare per altri venti minuti, vivere l’incertezza di un incontro che potrebbe essere un fiasco totale, arrovellarsi per trovare le cose da dire per non sembrare banale, immaginarsi un finale non doloroso, non imbarazzante. Pensa che non abbia molto senso stare lì e subito dopo si convince che ha fatto la cosa migliore ad improvvisare. Accende un’altra sigaretta, fuma senza bisogno, senza convinzione, solo per ingannare l’attesa, le brucia la gola. Mette su un pò di musica, non ascolta neanche una nota, si sente sciocca e nervosa e confusa. Guarda di nuovo l’orologio, i secondi sono eterni, il tempo si allarga e si allunga seguendo il ritmo della sua ansia. Ancora dieci minuti, poi mollerà. Prende il cellulare in mano, pensa di provare a chiamarlo, magari da qualche scambio di battute riuscirebbe a capire se sta per tornare a casa o è ancora in giro per il suo lavoro. Guarda il display muto e decide di lasciare le cose al caso, non lo chiamerà, deve andare fino in fondo.

Mancano cinque minuti al tempo limite di attesa, è stanca di questo gioco, non è divertente. Gira la chiave, accende il motore, stringe il volante. In quel momento la luce di due fari la illumina di lato, alza lo sguardo e vede la sua macchina. Parcheggia accanto alla sua, è impossibile che non l’abbia vista. Lei spegne tutto e aspetta, ancora. Lui scende dall’auto, si avvicina al suo finestrino, bussa con un dito, sorride. Quel suo sorriso dolce morbido che si riflette negli occhi chiari limpidi. Lo guarda, forse sorride anche lei. Si accorge di quanto le piaccia, quanto le sia mancato. Le mancano le loro risate e i loro scherzi, le mancano le chiacchierate, le telefonate a qualsiasi ora del giorno e della notte, le manca il loro modo di non dirsi niente, anche quando avrebbero voluto dirsi ogni cosa, le manca il suo odore, le mancano i loro giochi di parole, le manca anche il suo modo cervellotico di tirare su le barriere ogni volta che si avvicinavano troppo.

Lui apre la portiera e si inginocchia accanto a lei. Le scende una sola lacrima silenziosa su una guancia, lui la asciuga con un dito. Lui le offre la sua mano, lei la prende. E lui la porta con sé.

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